il progetto

Parto” è uno spettacolo teatrale di Marco Melluso e Diego Schiavo (produzione malacopia).

È stato rappresentato per la prima volta l’8 gennaio 2012 al Teatro Salvini di Pieve di Teco (Im). Voce narrante di Lella Costa.

Questa è una storia che inizia dalla fine. Ci sono storie che non hanno un vero inizio, ci sono storie che non hanno mai fine. Ci sono storie che si perdono nella notte dei tempi, e storie senza tempo che non ti stancheresti mai di ascoltare. Storie improbabili, assurde, incredibili. Ci sono storie che il tempo lo precedono, e sembrano quasi profezie, e storie che sembrano parlare proprio di te. Ci sono storie. E c’è tempo.

Ma questa, questa è una storia che inizia dalla fine“.

Lo sapevate che Edipo alla guida era un tipo distratto? Che la Pizia soffriva di raucedine e che le sfingi avevano una passione per copricapi e rompicapi? Lo sapevate che c’era una volta un re? … Anzi, no, una regina!

Parto” rilegge la storia di Edipo, protagonista della tragedia di Sofocle nonché titolare del complesso omonimo, ma lo fa da un punto di vista inedito, quello dell’eroina femminile: la madre e moglie Giocasta. Si tratta di un monologo che intervalla una narrazione del mito divertente e brillante a momenti di lirismo in cui Giocasta, in prima persona, svela sé stessa e tutta la sua dimensione interiore. Ribaltando la dinamica di base del rapporto edipico, quella dell’emancipazione del figlio dalle dinamiche genitoriali, il testo sottolinea il raffinato gioco di azioni, casualità ed omissioni che porta la madre di Edipo a non lasciar mai diventare consapevole e, quindi, adulto il figlio.

Lo sapevate che Tiresia è il primo personaggio, a memoria d’uomo, ad aver subito un doppio cambio di sesso? Che Mosè ed Harry Potter hanno qualcosa in comune? Lo sapevate che c’era una volta un re? …Anzi, no, una regina!

Parto” riflette sui significati della tragedia, svelandone l’incredibile attualità, in un continuo e surreale gioco di specchi tra passato e presente: un mix di cultura classica ed immaginario pop che unisce personaggi mitologici a icone come Jim Morrison, Madonna, il dolce Remì e Biancaneve.

Nelle parole di Giocasta si scorgono in filigrana le rovine di un mondo incapace di lasciare spazi, modi e possibilità alle nuove generazioni affinché possano costruire il proprio futuro. In quest’ottica, la sfinge prima e la peste poi sono intese come momenti di crisi (economica, sociale e ideologica) che impongono di rimettere in discussione lo status quo.

La morte di Giocasta non è, come viene vista nella lettura tradizionale, un atto di vergogna, bensì un’assunzione di responsabilità nel riconoscimento dei propri errori e delle proprie debolezze. Un gesto estremo, un’uscita di scena, un secondo parto con cui la donna darà una nuova vita al figlio, per consentirgli di avverare il motto delfico “conosci te stesso”, riconoscendogli la possibilità di essere, infine, creatore del proprio destino.

È giunto per te il tempo di essere non più solo figlio, ma, forse più solo, di essere uomo“.